DIVIDENDI DISTRIBUITI DA SOCIETA' NON RESIDENTI - INCASSO

La tassazione di dividendi incassati per partecipazioni in società non residenti è prevista negli artt. 96, 96-bis e 106-bis; il credito per imposte pagate all?estero non può superare le imposte dovute in Italia.
Analisi delle 3 diverse modalità, da adottarsi sempre nel rispetto delle convenzioni internazionali.

1) Tassazione 100% dell?importo dei dividendi. Si applica ai dividendi distribuiti da società:

  • non UE residenti in paradisi fiscali (stabiliti con D.M. ex art. 76.7-bis ora 110.10);
  • non UE, non controllate o collegate;
  • UE con partecipazioni inferiore al 25% o detenute per periodi inferiori all?anno.

I dividendi concorrono a formare il reddito per il loro intero ammontare, al netto di eventuali spese o costi non ammessi in deduzione. A fronte delle imposte italiane sul dividendo (al lordo dell?eventuale ritenuta estera) proveniente dalla partecipata estera nasce un credito d?imposta (art. 15 ora 165) pari alle imposte pagate all?estero ma del quale si può usufruire solo entro il limite massimo dell?Irpeg dovuta in Italia (sul dividendo estero).
L?imposta sui dividendi [(100 + 56,25)x 36%] = [100 x 56,25%] incrementa il Canestro A.
Ex art. 15 (ora 165) la detrazione dell?imposta estera:

  • spetta solo se e nella misura in cui il dividendo estero concorre a formare il reddito imponibile in Italia;
  • incontra un limite massimo rappresentato dalla quota dell?imposta netta italiana corrispondente al rapporto tra i redditi prodotti all?estero ed il reddito complessivo del contribuente al lordo delle perdite di precedenti periodi di imposta ammesse in deduzione;
  • deve essere richiesta, a pena di nullità, nel medesimo periodo d?imposta nel quale sono stati assoggettati a tassazione a titolo definitivo i dividendi di fonte estera.

2) Tassazione del 40% dell?importo dei dividendi (art. 96). Si applica ai dividendi distribuiti da:

  • società collegate (ex art. 2359 c.c.) e controllate, sia Ue che extra - Ue.

Il credito di imposta per le imposte già pagate all?estero si determina in proporzione.

Se il dividendo viene iscritto in bilancio:

  • nell?esercizio di incasso la società dovrà operare una variazione in diminuzione del 60% del dividendo;
  • in un esercizio anteriore a quello di incasso la società opererà una variazione in diminuzione del 100% nell?esercizio di iscrizione ed una variazione in aumento del 40% nell?esercizio di incasso.

Deducibilità interessi passivi e spese generali ex art. 63.1 (ora 96) - Per il calcolo della quota deducibile di interessi passivi e spese generali in presenza di redditi esenti la quota di dividendi esteri si computa per intero sia al numeratore che al denominatore.

Riporto delle perdite ex art. 102 (ora 84) ? I dividendi non tassati non riducono le perdite riportabili nei 5 anni successivi.

Indeducibilità delle minusvalenze art. 96.1 ultimo periodo ? Le minusvalenze e gli altri componenti di reddito derivanti dalle partecipazioni in oggetto, non sono deducibili per l?importo corrispondente alla parte di dividendo non imponibile (e ciò per ciascun periodi di imposta).

L?abbattimento della base imponibile previsto dall?art. 96:
a) è alternativo rispetto ad eventuali diverse soluzioni previste dai trattati contro le doppie imposizioni (es. esenzione dei dividendi ricevuti da società italiane che detengono almeno il 25% del capitale di società tedesche o brasiliane);
b) può essere applicato anche fruendo del regime agevolato eventualmente previsto dal trattato sotto forma di abbattimento della ritenuta alla fonte;
c) riduce nella stessa percentuale il credito di imposta per cui spetterà per la sola parte dell?imposta estera proporzionalmente imputabile al 40% del dividendo.

N.B. In caso che per effetto di norme convenzionali i dividendi non concorrano a formare reddito imponibile per percentuali superiori a quelle previste dagli artt. 96 o 96bis (es. Brasile e Germania che prevedono la non tassabilità del 100% dei dividendi), la società ha comunque il diritto di imputare a Canestro B l?imposta figurativa (56,25% del 100% di tali dividendi). In tal modo la società non solo non pagherà in Italia imposte sul reddito ricevuto ma vedrà anche incrementato il suo credito d?imposta limitato.

3) Tassazione del 5% dell?importo dei dividendi (art. 96-bis, dividendi da società "figlie"). Si applica solo agli utili distribuiti:

  • da altre società UE che rispettino la forma di società di capitali;
  • da società non UE comprese nella white list (D.M. 21.11.2001)
  • che siano soggette ad una delle imposte previste (Irpeg) senza nessun regime agevolativo;
  • purché:
    • la partecipazione non sia inferiore al 25%;
    • sia detenuta ininterrottamente per almeno 1 anno (l?agevolazione spetta anche se il periodo annuale non è ancora completamente trascorso nel momento di presentazione della dichiarazione dei redditi; deve essere barrata apposita casella RB 94 sull?Unico).

Non sono agevolabili i dividendi distribuiti in sede di liquidazione, che però possono usufruire dell?abbattimento del 60% ex art. 96.
Art. 96-bis.2-ter: La tassazione del 5% è applicabile anche per partecipazioni in società residenti in Stati non UE (individuati da apposito decreto) soggetti a tassazione non privilegiata in confronto al livello italiano e che consentano un adeguato scambio di informazioni, purché ricorrano le condizioni del 25% e della detenzione per un anno.
Il credito di imposta per le imposte già pagate all?estero si determina in proporzione. L?imposta sul dividendo (maggiorato del credito di imposta) incrementa per 5% il Canestro A mentre il restante 95% non tassato incrementa il Canestro B.

Se il dividendo, che è soggetto a tassazione per cassa, viene iscritto in bilancio:

  • nell?esercizio di incasso la società dovrà operare una variazione in diminuzione del 95% del dividendo;
  • in un esercizio anteriore a quello di incasso la società opererà una variazione in diminuzione del 100% nell?esercizio di iscrizione ed una variazione in aumento del 5% nell?esercizio di incasso.

Deducibilità interessi passivi e spese generali ex art. 63.1 (ora 96) - Per il calcolo della quota deducibile in presenza di redditi esenti la quota di dividendi esteri si computa per intero sia al numeratore che al denominatore.

Indeducibilità delle minusvalenze art. 96-bis.5 - Quando la distribuzione dei dividendi crea minusvalenze prodotte da decrementi patrimoniali della partecipazione, tali minusvalenze non sono deducibili per l?importo imputabile alla parte di dividendo non imponibile.

Ires - Le norme relative ai dividendi esteri sono state interamente riscritte: artt. 165 e 167

Dividendi UE senza imposte - Una sentenza della Corte di Giustizia UE del 6.6.00 (n. C-35/98) ha dichiarato contraria al principio della libera circolazione dei capitali (art. 56 del Trattato) l?assoggettamento ad imposte sul reddito dei dividendi distribuiti da società residenti in altri Stati UE.

Cfc: tassazione per trasparenza ex art. 127-bis (ora 167/168) - Se la società italiana detiene:

  • una partecipazione di controllo (di diritto, di fatto o contrattuale ex art. 2359.1),
  • in una società localizzata in Paesi a regime fiscale privilegiato UE o extra UE, individuato da D.M., i redditi del soggetto estero devono essere imputati per trasparenza (Cfc), in proporzione alle partecipazioni detenute (come si trattasse di partecipazioni in società di persone) al netto degli utili già incassati (per cassa).

I redditi sono assoggettati a tassazione separata con l?aliquota media del reddito del periodo (e comunque mai inferiore al 27%) e con possibilità di scomputare le imposte pagate all?estero a titolo definitivo. Tale disposizione non si applica se la società residente dimostra che:
- la società non residente svolge una effettiva attività industriale, commerciale o di prestazioni di servizi (C.M. n. 9/E del 26.1.01), o
- dalle partecipazioni non consegue una localizzazione dei redditi in Paesi a regime fiscale privilegiato.
Per disapplicare la norma occorre ricorrere all?interpello ex art. 11 L. 212/00. I dividendi che fossero successivamente incassati non concorreranno a formare la base imponibile entro il limite del reddito tassato per trasparenza.

 

 


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