INTERESSI ATTIVI - Art. 56 (ora 89) / 63 (ora 96) / 71 (ora 106) / 2426

Gli interessi attivi concorrono a formare il reddito d'esercizio per l'ammontare maturato. Se la misura non è determinata per iscritto, vanno computati al tasso legale (art. 56.3 ora 89): 2,5% dall’1.1.2004, 3% dall’1.1.2002, 3,50% dall’1.1.2001, 2,50% dall'1.1.99, 5% tra l'1.1.97 ed il 31.12.98.
Gli interessi attivi assoggettati a ritenuta d'acconto vanno contabilizzati al lordo della stessa; le ritenute si scomputano nel periodo di imposta nel quale i redditi cui afferiscono concorrono a formare il reddito complessivo ancorché non percepiti o assoggettati alla ritenuta. Lo scomputo per competenza della ritenuta vale solo per interessi di banca, postali, su buoni fruttiferi, certificati di deposito ed obbligazioni (art. 93.2 ora 79).
Interessi attivi e passivi (compresi quelli bancari) non possono essere compensati.

  • Interessi di dilazione: sono quelli concordati fra le parti per un qualsiasi pagamento dilazionato.
  • Interessi di mora: sono quelli che, per legge o per previsione contrattuale, rappresentano risarcimento del danno sopportato dal creditore in seguito al mancato pagamento alle scadenze pattuite. Vedi § "Interessi di mora".
  • Interessi compensativi: sono quelli che, indipendentemente dalla scadenza del debito o dalla mora del debitore (inadempimento o adempimento tardivo) hanno una funzione equitativa (es. interessi su crediti per Iva o imposte dirette).

Gli interessi moratori e per dilazione di pagamento costituiscono redditi della stessa categoria di quelli su cui sono maturati (art. 6.2 ); pertanto, costituiscono reddito:

  • fondiario, se riscossi per tardivo pagamento di canoni di locazione di immobili, che producono reddito fondiario;
  • di capitale, se riscossi per tardivo pagamento di redditi di capitale;
  • di lavoro autonomo, se riscossi per tardivo pagamento di compensi di lavoro autonomo (gli interessi riscossi dal lavoratore autonomo sono trattati come i compensi ai fini della ritenuta d'acconto);
  • d'impresa, se riscossi per tardivo pagamento di ricavi;
  • diverso, se riscossi per tardivo pagamento di redditi diversi (art. 81 ora 67).

INTERESSI SU CREDITI VERSO L'ERARIO
Gli interessi maturati sui crediti di imposta sono tassabili ex art. 56.3/917 (ora 89) (Cass. n. 04037 del 6.4.95 e n. 12318 del 28.11.95; C.T.C. Sez. XII n. 1310 dep. 4.4.95). Il tasso utilizzato per il calcolo è rimasto invariato dall’1.1.97 al 2,5% semestrale (fino al ’93 4,5% semestrale, dall’1.1.94 al 31.12.96 3% semestrale), secondo quanto disposto dall’art. 38 bis per l’Iva e dall’art. 44 Dpr 602/72 per imposte dirette.
Interessi su rimborsi Iva. In caso di rimborso Iva gli interessi non spettano per tutto il periodo in cui, dopo la richiesta, non c’è copertura assicurativa.
Prescrizione dei crediti verso l'Erario: la prescrizione, che è decennale, inizia a decorrere dal 31 dicembre dell'anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione (R.M. n. 449/E del 16.9.94).

PRESTITI AI SOCI - La società non può fare prestiti ai soci o a terzi se non previsto nello statuto. In ogni caso, se effettuati, questi dovranno essere fruttiferi ed il tasso non deve essere inferiore ai tassi applicati dalle banche nei confronti della società. E' legittima la presunzione di fruttuosità dei prestiti fatti dalla società ai propri soci (Cass. sent. n. 2672 del 13.12.95); in mancanza ne conseguono irregolarità per: a) mancata appostazione del ricavo; b) omissione della ritenuta; c) mancato versamento della stessa. Dissentono sulle sanzioni b) e c) le sentenze della Cass. n. 3155 del 13.12.95 e n. 13153 del 29.12.95.

PRESTITI AD AMMINISTRATORI, direttori generali, sindaci e liquidatori: l'art. 2624 c.c. stabiliva che gli amministratori, i direttori generali, i sindaci ed i liquidatori che contraevano prestiti sotto qualsiasi forma, sia direttamente sia per interposta persona, con la società che amministravano o con una società controllante o controllata, erano puniti con la reclusione, e ciò anche se il prestito fosse stato retribuito e restituito. L’art. 2624 è stato abrogato con D.Lgs. 61/2002, decorrenza 14.4.02, ma permangono le responsabilità. Ai fini fiscali vale quanto detto per i prestiti ai soci.

RITENUTE - Le imprese, all'atto del pagamento di interessi, devono fare attenzione all'eventuale obbligo di operare la ritenuta; gli interessi di mora e di dilazione sono equiparati infatti al reddito da cui derivano. Esempi:
a) gli interessi pagati al locatore privato per ritardato pagamento dei canoni di locazione non sono soggetti a ritenuta in quanto costituiscono reddito fondiario;
b) per gli interessi corrisposti ad un lavoratore autonomo per ritardato pagamento dei compensi, la ritenuta sarà quella tipica della categoria;
c) gli interessi pagati ad un privato a seguito di cessione con pagamento dilazionato di un immobile posseduto da meno di 5 anni saranno soggetti a ritenuta in quanto tale vendita genera materia imponibile per il venditore; se invece l'immobile è posseduto da più di 5 anni non verrà operata alcuna ritenuta.
Gli interessi attivi derivanti da finanziamenti tra società non sono redditi di capitale e quindi non vanno assoggettati a ritenuta (Cass. sent. n. 534 del 24.1.96).
Gli interessi attivi maturati su finanziamenti di soci persone fisiche vanno invece assoggettati a ritenuta d’acconto nella misura del 12,5% (a titolo di imposta per i soci persone fisiche non residenti).
 

 

 

 


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