MENSA - PASTI - BEVANDE (art. 48 ora 51 - P.C. n. 12)

Il servizio di mensa può essere messo a disposizione dei dipendenti con diverse modalità; condizione affinché la prestazione sia esente da imposte e contributi è che il servizio sia previsto per la generalità dei dipendenti o per categorie omogenee (reparti, turni, …).
Le modalità di prestazione del servizio possono dividersi in:

  1. servizio mensa gestito direttamente dall’impresa o servizio interaziendale;
  2. prestazioni sostitutive della mensa (buoni pasto, servizio ristorante in esercizi convenzionati);
  3. indennità di mensa (somme in denaro);
  4. somministrazione diretta da parte del datore di lavoro.

La C.M. 326/E del 23.12.97 precisa che non è ammessa la combinazione di due sistemi di servizio mensa con riferimento allo stesso dipendente e nella medesima giornata lavorativa; se vengono assegnati un buono pasto ed una indennità sostitutiva, anche cumulativamente inferiori al minimo di € 5,29, una andrà assoggettata a tassazione.

Mensa aziendale gestita direttamente dall’impresa o tramite strutture interaziendali, anche attraverso appalto del servizio a ditte specializzate, per la generalità dei dipendenti o categorie omogenee: non concorre a formare il reddito di lavoro dipendente; per l’impresa i costi sono deducibili.
I costi sostenuti vanno imputati in base alla loro natura e non alla loro destinazione: così, i costi sostenuti per il servizio di mensa interno andranno imputati a B.14 (Oneri diversi di gestione), con l’eccezione del costo dei dipendenti addetti al servizio, imputati a B.9 (Costi per il personale) e dei costi per eventuali appalti imputati a B.7 (Costi per servizi).
L’Iva assolta per la somministrazione resa nei locali dell’impresa o in locali adibiti a mensa aziendale o interaziendale è detraibile.
Con Ris. n. 35 del 28.3.01, l’A.E. precisa che è corretta l’applicazione dell’Iva 4% per il riaddebito ad una società terza (C) dei costi per pasti consumati dai suoi dipendenti presso la mensa di altra impresa (B) concessa in gestione ad altri (A). Il gestore (A) addebita a (B) il costo mensa al 4% con Iva detraibile e questi riaddebita la parte di competenza a (C) con Iva 4% detraibile.
La R.M. n. 202 del 20.6.02 ribadisce che l’esonero dal rilascio della ricevuta fiscale e dallo scontrino per le somministrazioni di alimenti e bevande rese in mense aziendali, è applicabile sia per le gestioni dirette che in appalto.

Pasto fornito direttamente dall’impresa (es. pasti consumati dai camerieri dei ristoranti, personale su aerei e navi): valgono le considerazioni fatte per la mensa aziendale, compresa la detraibilità dell’Iva. Sarebbe opportuno evidenziare in bilancio gli acquisti inerenti, con l’utilizzo di un apposito conto; es.: Acquisti c/ mensa. Per permettere il controllo è necessario emettere un documento interno riepilogativo mensile per tutti i pasti consumati.

Pasti sostitutivi della mensa aziendale dei dipendenti offerti alla generalità degli stessi o a categorie omogenee (buoni pasto, ticket restaurant): fino all’importo di € 5,29 giornaliere non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente, oltre vi concorrono per l’eccedenza (al netto delle eventuali somme addebitate al dipendente); per l’impresa sono in ogni caso deducibili.
La C.M. 326/E del 23.12.97 prescrive che: - i buoni pasto non possono essere cedibili, né cumulabili, né commercializzabili, né convertibili in denaro; - tali vincoli devono essere riportati sul tagliando; - i buoni pasto devono essere datati e sottoscritti dal dipendente che li usufruisce.
Il costo dei buoni va imputato alla voce B.7, per competenza; cioè con riferimento alla data in cui il dipendente ha usufruito del servizio.
L’Iva 4% addebitata sui buoni pasto è indetraibile.
Contabilizzazione
Le scritture contabili all’acquisto dei buoni:

 =/=

 Fornitori buoni pasto
 Iva indetraibile

a
 Fornitori
 Fornitori buoni pasto
a
 Iva indetraibile

All?utilizzo dei buoni:

 Buoni pasto dipendenti
a
 Fornitore buoni pasto

Pasti in esercizi convenzionati in sostituzione della mensa aziendale dei dipendenti offerti alla generalità degli stessi o a categorie omogenee: il servizio non concorre a formare il reddito di lavoro dipendente; per l’impresa i costi sono deducibili. Il costo va imputato alla voce B.7, per competenza; cioè con riferimento alla data in cui il dipendente ha usufruito del servizio. L’Iva 4% (o 10% se nel ristorante/pizzeria non vi sono appositi spazi per la gestione della mensa esterna) addebitata all’impresa è indetraibile.

Indennità sostitutive della mensa aziendale: sono rappresentate da somme di denaro non soggette a tassazione entro il limite di € 5,29 giornaliere e purché siano riconosciute agli addetti:

  • ai cantieri edili;
  • alle strutture lavorative a carattere temporaneo;
  • ad unità produttive ubicate in zone prive di strutture o di servizi di ristorazione.

La R.M. 41/E del 30.3.00 prevede che per il diritto all’esenzione debbano inoltre congiuntamente ricorrere le seguenti condizioni:

  • il lavoratore presti servizio in una fascia oraria che prevede una pausa pranzo;
  • il lavoratore sia assegnato in misura stabile a una unità produttiva, che rappresenti la sua ordinaria sede di lavoro;
  • il lavoratore si trovi in una località disagiata (difficoltà di raggiungere un esercizio pubblico per l’utilizzo dei buoni pasto).

I canoni di locazione anche finanziaria e le spese relative al funzionamento di strutture relative a servizi di mensa destinati alla generalità dei dipendenti sono deducibili (art. 62.1-bis ora 95.2).

SOMMINISTRAZIONE DI ALIMENTI E BEVANDE - Agli effetti dell'imputazione dei costi, possono verificarsi le seguenti situazioni:

Pasti consumati dall'amministratore in ragione della sua funzione:

  • durante le proprie trasferte, fuori dal proprio domicilio fiscale - rimborsi spese documentate, deducibili.
  • nell'ambito del proprio domicilio fiscale, venendo quindi meno i presupposti della trasferta - costi deducibili da sommare al compenso monetario dell'amministratore e da assoggettare a tassazione. e contributi previdenziali (nei limiti di quanto complessivamente deliberato in assemblea).
  • nell'ambito del proprio domicilio fiscale oltre i limiti del compenso deliberato in assemblea: compenso indeducibile da assoggettare in ogni caso a tassazione e contributi previdenziali.

Pasti consumati dai dipendenti:

  • in funzione del loro lavoro esterno di montaggio e simili presso clienti: costi vari di montaggio, interamente deducibili.
  • in occasione dello svolgimento dei propri incarichi durante le trasferte (fuori dal domicilio fiscale corrispondente al comune sede di lavoro): rimborsi spese, deducibili;
  • nell'ambito del comune sede di lavoro (manca il requisito della trasferta): costi deducibili da inserire come "fringe benefit" in busta paga, al dipendente.

Pasti offerti alla generalità dei dipendenti (o categorie) in determinate occasioni, es. 25° dell’azienda, Santo patrono, ecc.: liberalità deducibili nel limite del 5‰ delle spese per prestazioni di lavoro dipendente.

Pasti pagati a dipendenti del fornitore o del cliente:

  • per previsione contrattuale in occasione del montaggio per l'acquisto di nuovi macchinari – spese integralmente deducibili da imputarsi in base alla finalità (CTC Sez. XII, 3.7.95 n. 2606) quali spese varie di montaggio, incrementative del costo del bene ammortizzabile, ecc.;
  • per visite presso la ditta venditrice onde verificare materiali e/o metodologie di costruzione della commessa - costi vari di commessa, interamente deducibili.

Pasti offerti a clienti e fornitori in occasione di visita per illustrazione di prodotti, inaugurazioni di filiali, anniversari, ecc. o di stipulazione di contratti di compravendita (la logica vorrebbe che qui rientrassero anche il pasto dell'amministratore o del dipendente accompagnatore, indipendentemente dalla residenza): spese di rappresentanza parzialmente deducibili (ADC n. 12/1996).

Pasti (viaggio e ospitalità) offerti a clienti in occasione di fiere, sono stati indicati nel parere n. 1/2001 del Comitato antielusione, come spese interamente deducibili purché sia oggettivamente dimostrabile il diretto collegamento con i ricavi (si configurano come particolari forme di vendita) ed i clienti abbiano effettuato acquisti di consistenza significativa.
Con R.M. 137/E dell’8.9.00 il Ministero delle Finanze ha ricondotto tra le spese di rappresentanza i costi sostenuti per ospitare, in occasione di una fiera, alcuni dei principali clienti, appositamente invitati; anche per i clienti con i quali sono stati conclusi degli affari. In senso contrario Cass. sent. n. 7803 del 23.2.00, che ha ritenuto deducibili i costi sostenuti da un’azienda per ospitare i clienti che hanno effettuato acquisti nell’ambito di una fiera.
R.M. n. 316/E del 2.10.02. L’Agenzia delle Entrate considera interamente deducibili come spese di pubblicità derivanti da una campagna promozionale, i costi sostenuti in occasione di una fiera per portare a mezzo speciali bus, i clienti a visitare la propria struttura offrendo loro anche uno spettacolo circense. E ciò anche se allo spettacolo potevano partecipare persone estranee al settore.

Cena sociale per approvazione del bilancio - Nel caso in cui l’assemblea si svolga fuori dai locali aziendali, ad esempio in un locale pubblico, ed in quella occasione venga offerta una cena ai partecipanti occorre distinguere:

  • il costo della sala - che può essere considerato deducibile, giustificando adeguatamente la scelta (es. in azienda non ci sono locali idonei o sono temporaneamente inagibili);
  • il costo della cena - che non avendo alcuna inerenza con l’attività è indeducibile (C.T.C. Sez. II, dec. 877 del 9.2.93).

Segnalo che parte della dottrina propende per l’inserimento tra le spese di rappresentanza parzialmente deducibili in quanto l’approvazione del bilancio appare funzionalmente legata ad attività generatrici di ricavi.

Distributori automatici in azienda - Possono configurarsi varie ipotesi:

  1. l’azienda vende ai propri dipendenti i gettoni per il distributore - gli incassi dei gettoni sono ricavi soggetti ad Iva 4%, l’Iva pagata sull’acquisto dei beni è detraibile, il costo di acquisto dei beni è deducibile ed i corrispettivi devono essere riportati nel registro Iva;
  2. l’azienda fornisce gratuitamente i gettoni ai dipendenti - costo dei beni indeducibile ed Iva indetraibile;
  3. se il distributore viene messo in azienda da terzi, che ne curano il rifornimento ed il funzionamento, per l’azienda non ci sono conseguenze, sempre che ci sia con la ditta che fornisce il servizio un regolare contratto per vincere le presunzioni.

Panini e bibite pagate dall’azienda per i dipendenti che si fermano nell’intervallo di lavoro per esigenze aziendali, sono costi indeducibili con Iva indetraibile. Se invece alimenti e bevande sono tassati in capo al dipendente come benefici, la somma corrispondente è fiscalmente deducibile. Non concorre però a formare il reddito di lavoro dipendente il valore dei beni e servizi ricevuti se complessivamente di importo non superiore, nell’intero periodo di imposta, ad € 258,23 (art. 48.1, ultimo periodo).

Ristoranti - I pasti (che costituiscono servizi) consumati dai dipendenti lasciano intatta la detraibilità dell’Iva pagata sugli acquisti e la deducibilità del relativo costo. Nelle società di capitali i pasti consumati dagli amministratori costituiscono beneficio tassabile.

 

 


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